DFA_1985

Messaggi di Fine Anno
Messaggio di fine anno

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A tutti i cittadini che mi ascoltano, buonasera. Grazie per l’ospitalità alla quale mi ammettete nelle vostre case. È tradizione che il Presidente della Repubblica rivolga un messaggio augurale agli italiani tra l’anno che si chiude e quello che si apre. E il mio messaggio vuole essere anzitutto l’augurio fervido che il rappresentante dell’unità nazionale rivolge all’intera comunità, e insieme l’augurio cordiale che un cittadino rivolge ad ogni suo concittadino. È la prima volta che, da Capo dello Stato, indirizzo direttamente un messaggio agli italiani. Sono molte le cose di cui vorrei parlarvi, perché molte sono le esperienze che insieme abbiamo vissuto come collettività, e molti sono i problemi che dobbiamo ancora insieme affrontare. Dico che insieme abbiamo vissuto e che insieme dobbiamo affrontare, perché siamo e dobbiamo avere sempre più la consapevolezza di essere pienamente i soggetti della nostra storia civile, culturale, economica e della nostra presenza nella comunità internazionale. Perché questo significa essere democrazia, significa essere Repubblica. Nella gran parte delle nostre famiglie queste sono ore di serenità e quindi di festa. È opportuna, lo comprendo, una presenza discreta: è opportuno limitare quindi le mie parole. So bene che in tante case, purtroppo, non c’è festa, e la stessa semplice serenità è difficile; che la solitudine stasera è per molti più pesante che in altre sere. E sono consapevole che numerosi concittadini vivono questo momento nel dolore dell’infermità, nell’angoscia dell’emarginazione e del carcere. Un augurio particolare rivolgo perciò a tutti coloro che soffrono: l’augurio di un nuovo e migliore domani. Perché tutti, nessuno escluso, hanno il diritto alla speranza. In questo momento il primo pensiero va al gravissimo crimine che ha colpito la pace civile della nostra comunità. Un commando di terroristi stranieri ha seminato morte e dolore sul nostro territorio, in un nostro aeroporto, con un atto di inaudita ferocia, uccidendo e ferendo cittadini di altri Stati, ospiti della nostra nazione, e anche cittadini italiani, che tutti si apprestavano a giorni di serenità, i più a rientrare nelle loro patrie e nelle loro famiglie. Negli stessi attimi, a Vienna, in un Paese amico, altri terroristi, con un identico piano criminoso, hanno sconvolto con morte e terrore quell’aeroporto di quella capitale, uccidendo e ferendo. La nostra condanna di cittadini di una nazione civile, la nostra condanna di uomini, è durissima, senza appello, senza riserve, senza alcun tentativo contorto di impossibile spiegazione o comprensione. Italia e Austria, pur nella diversa collocazione internazionale, hanno sempre mostrato grande comprensione per i popoli che lottano per la libertà e per l’indipendenza, compreso il popolo palestinese. Anche per questo gli inauditi atti di violenza da cui siamo stati colpiti sono per noi motivo di profonda amarezza. Comprensione per ogni giusta causa sì, ma condanna e lotta ferma e decisa contro il terrorismo. Un impegno quindi: lottare così come abbiamo lottato uniti contro il terrorismo interno, con lo stesso vigore morale e civile, promuovendo con tenacia accordi giuridici, giudiziari e operativi fra i vari Paesi, all’Ovest e all’Est, per fronteggiare e per battere questa oscura minaccia alla pace e alla civile convivenza dei popoli. Nella forza dei nostri principi democratici troveranno vigore quelle ulteriori misure operative che dovranno adottarsi con realismo per controllare e per neutralizzare le basi, le vie, i disegni delle organizzazioni e delle bande terroristiche internazionali che minacciano la pace e la convivenza civile del mondo intero. In questo nuovo fronte è di incoraggiamento la vittoria politica contro il terrorismo interno, ottenuta con l’impegno unitario delle istituzioni costituzionali, dei magistrati del pubblico ministero e della giurisdizione, di tutte le istituzioni preposte all’ordine e alla sicurezza, dei lavoratori nei sindacati e nelle fabbriche, delle forze politiche e sociali, delle comunità religiose, del mondo della produzione, della cultura e dell’informazione, di tutto il popolo italiano desideroso di pace e di libertà, con un grande sacrificio di vite e di dolore. Questi sanguinosi eventi non ci fanno, né ci devono però far dimenticare che lo scenario internazionale appare rasserenato dalle prospettive di distensione seguite al recente vertice di Ginevra tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Vertice che è comunque un segno di speranza. Se peraltro non saranno superati i precari equilibri, se non ci sarà vera pace, se la pace sarà soltanto una non-guerra basata sul timore reciproco dell’annientamento totale, tutto sarà costruito sulla sabbia. Il mondo, però, è purtroppo dolorosamente segnato da conflitti armati o latenti, mentre alcuni popoli, alcuni Stati, vasti settori di uomini e donne vivono privi dei fondamentali diritti di indipendenza, di libertà, di giustizia e di eguaglianza; e altri popoli ancora sono drammaticamente alle soglie della sopravvivenza, quasi distrutti dalla fame e dalle malattie. Pace, libertà, progresso, diritto alla vita sono valori unitari propri di ogni popolo e di ogni uomo, perché essi affondano le loro radici nella dignità di ogni essere umano. L’Italia è stata ed è sempre più presente con un impegno attento e generoso per la pacifica soluzione dei conflitti, per l’affermazione dei diritti civili, nella lotta contro ogni forma di indigenza, di emarginazione e di discriminazione. Senza presunzione, con la chiara consapevolezza di ciò che tutto questo significa in termini di civiltà e di umanità per la nostra nazione, questo impegno dovrà essere rinnovato e rinvigorito nelle iniziative internazionali del nostro governo, nell’attenzione del Parlamento, nel lavoro volontario di tante associazioni; ma esso dovrà essere soprattutto un impegno civile e morale di ciascuno di noi. Associati alle Nazioni Unite, parte importante della Comunità Europea, componenti dell’Alleanza Atlantica, in coerenza e in fedeltà alle scelte che liberamente abbiamo fatto insieme, viviamo questa nostra presenza nel mondo e operiamo nella comunità internazionale, quale Paese europeo e mediterraneo, con realismo, intelligenza e prudenza, per la nostra sicurezza e per la nostra libertà, per la pace, per la libertà e per il progresso dei popoli, beni non divisibili della famiglia umana. Uno sforzo particolare dovrà essere fatto perché la costruzione della Comunità Europea ritrovi lo spirito e l’impulso dei suoi inizi di speranza e di coraggio, dopo le tragiche esperienze dell’ultimo grande conflitto mondiale. O si va avanti verso la comunità politica o la stessa comunità economica è destinata a isterilirsi. Batterci per l’Europa significa non solo perseverare con tenacia nelle iniziative a favore della sua unità. Significa anche, e soprattutto, conseguire con coerenza all’interno del nostro Paese un livello che si possa definire veramente europeo. Evoluzione positiva ha avuto certamente, nell’anno che è trascorso, la vita economica e sociale del nostro Paese. Lavoratori, tecnici, scienziati, dirigenti, imprenditori, con la loro intelligente opera, hanno posto valide premesse per far avanzare la nostra società. Ma siamo ancora lontani da una città comune nella quale, pur nei limiti dell’orrore e dell’insufficienza propria di ogni sistema politico, sia assicurata a tutti i cittadini, uomini o donne, giovani o anziani, uguale dignità contro l’emarginazione, contro la mancanza di lavoro, contro l’ingiustizia della non effettiva eguaglianza. Siamo ancora lontani da una città comune nella quale venga offerta a tutti, in una società libera, aperta e moderna, uguale possibilità di realizzare le capacità di cui ciascuno è dotato. Il nostro Paese ha grandi energie morali, grandi capacità di lavoro, di iniziativa, di sacrificio: un grande patrimonio di cultura, di intelligenza e di fantasia. La costruzione paziente e tenace di una città umana, libera, giusta e moderna è un traguardo degno del nostro popolo. Lo Stato, le regioni, le province, i comuni, le organizzazioni politiche, i sindacati dei lavoratori e le organizzazioni degli imprenditori, le istituzioni della cultura e della scienza, ognuno nel suo ordine, hanno ciascuno grandi responsabilità. Ma in una società libera e democratica come è la nostra, le responsabilità istituzionali e associative debbono trovare la loro legittimazione costante, il loro riscontro, la loro linfa nella consapevolezza che ciascuno di noi cittadini deve avere dei suoi diritti umani, civili, religiosi, culturali, ma anche dei suoi doveri: dei suoi doveri verso se stesso e verso la comunità. Perché non solo essere soggetto responsabile di diritti, ma anche essere soggetto responsabile di doveri è ciò che fa dell’uomo un uomo, di un cittadino un cittadino. Essere soggetto responsabile di doveri significa osservare le leggi, rispettare i diritti di tutti, esercitare le pubbliche funzioni in spirito di servizio, partecipare tutti alla vita democratica, operare tutti per la comunità nel processo produttivo. Nel 1986 sono certo numerosi gli obiettivi che attendono il nostro concorde impegno. Per brevità mi limito a sottolineare quelli che considero primari: realizzare una società in cui a nessuno, per negligenza o colpa della società e delle istituzioni, venga negato il lavoro. La disoccupazione non è solo un male economico e sociale: è una violenza alla dignità dell’uomo. Realizzare un ordine civile in cui venga battuta la violenza: la violenza del terrorismo interno, che è già stata moralmente e politicamente sconfitta insieme con la cultura della violenza, anche se la vigilanza è sempre necessaria; e la violenza della criminalità organizzata, si chiami essa mafia, camorra o abbia altra etichetta, poco importa. E ciò anzitutto con un costume integro, morale e civile, personale e pubblico; con leggi del Parlamento poste per la libertà dei cittadini e a difesa della libera e pacifica convivenza; con un esecutivo che sia vigile, tempestivo e risoluto nell’azione di prevenzione e di repressione, nella legge e sotto la legge; con giudici alla legge soltanto soggetti, consapevoli – come tanti lo sono stati, eroicamente testimoniando con il loro sacrificio – che grande è la missione ad essi conferita dalla Costituzione e dalle leggi, assolutamente indipendente la loro essenziale funzione di giustizia. Realizzare una scuola sempre più moderna e aperta, capace di preparare all’impegno di vita civile e di lavoro le nuove generazioni. La scuola è l’istituzione della speranza, dell’Italia di domani. Il nostro futuro dipende in gran parte dal modo in cui gli insegnanti, i giovani e le loro famiglie sapranno vivere la scuola come comunità in questa difficile fase di cambiamento, con coraggio e con fantasia. Realizzare servizi amministrativi efficaci e pronti. La buona amministrazione è parte importante di ogni ordinamento civile e, ancor più, di uno Stato democratico. La buona amministrazione è un bene al quale il cittadino ha diritto, perché l’amministrazione è per il cittadino e non il cittadino per l’amministrazione; perché la buona amministrazione è fattore fondamentale di progresso economico e sociale. Migliorare è urgente, è necessario. Nel personale che presta la sua opera nelle istituzioni pubbliche vi sono certamente intelligenza, professionalità e spirito di dedizione al dovere. E vi sono ormai innovazioni tecniche e di metodo che fanno parte del patrimonio di tante aziende del nostro Paese, e che non si comprende perché non debbano essere pienamente acquisite e utilizzate per quella che è l’azienda per noi cittadini la più importante: l’azienda amministrazione pubblica, che tutti ci serve. Combinare questi due elementi, valido personale e innovazioni, può essere un’impresa difficile, ma non può e non deve essere un’impresa impossibile, se vogliamo essere un Paese sempre più avanzato e moderno. Realizzare un coordinato complesso di misure che ci permettano di sconfiggere l’inflazione. Negli ultimi tre anni abbiamo scelto insieme una strada di gradualità, e con buoni risultati. Adesso dobbiamo aggredire con determinazione questo male che ritarda il cammino della nostra economia, della nostra società e quindi del nostro progresso. Dobbiamo avere la coscienza che il rientro dall’inflazione è un problema tutto nostro, quasi tutto nostro, essendo in gran parte venute meno le sue cause esterne. Uguale impegno richiedono il risanamento della finanza pubblica, l’avvicinamento del Mezzogiorno alle regioni di maggiore sviluppo del Nord, la lotta contro ogni forma di spreco delle risorse nazionali, che sono risorse di tutti i cittadini. Sono convinto che nessun obiettivo è arduo se noi cittadini, noi istituzioni della Repubblica, troveremo tensione morale, operosità e passione civile, unità nell’essenziale. Possiamo farcela, anzi dobbiamo farcela. Da parte mia, nel doveroso rispetto dei limiti posti dalla Costituzione alle mie funzioni, ma nel pieno e responsabile esercizio dei poteri e delle prerogative che mi sono conferite dalla Costituzione, mai dimenticherò che la mia autorità deriva dall’essere stato eletto dai senatori, dai deputati, dai delegati dei consigli regionali riuniti in libero Parlamento, in nome e per conto del popolo sovrano, cioè in nome e per conto vostro, uomini e donne di ogni età e di ogni condizione. Quest’autorità, in democrazia, lo sento profondamente, non può essere un mio privilegio personale: è un’autorità di servizio, di servizio alla comunità, alla patria italiana che amo, da cittadino eguale ad ogni altro cittadino, e che ho giurato solennemente di servire con lealtà. Formulo a voi tutti gli auguri più affettuosi, e mi faccio tramite degli auguri che idealmente, questa notte, ognuno di voi invia ad ogni altro cittadino di questo Paese. Di questo Paese che, certo, non è una grande potenza politica, né militare, né economica, ma che è un Paese ricco quant’altri mai di umanità, di generosità, di intelligenza, di fantasia, di laboriosità. Noi, l’Italia, siamo una grande e libera nazione; siamo un nobile, antico e coraggioso popolo europeo. Non dimentichiamolo nell’asprezza del vivere quotidiano, non dimentichiamolo per l’amarezza di un ideale ancora non realizzato; ricordiamolo per operare con serenità e per lottare con fermezza per il bene comune. Un augurio particolare e profonda gratitudine vanno ai cittadini che, nelle Forze Armate e in quelle di Polizia, operano per la difesa della patria e per la tutela dell’ordine civile e delle libertà dei cittadini. Anche nel tragico episodio di Fiumicino le forze dell’ordine hanno dimostrato, in condizioni difficilissime, prontezza ed efficienza. Ad esse va, a nome della nazione, il mio più vivo elogio. Tra pochi mesi celebreremo il quarantesimo anniversario di fondazione della Repubblica, di quella Repubblica che fu la prima forma ideale della lotta italiana per le libertà civili e politiche, e che è stata coronamento della causa nazionale, dell’indipendenza e dell’unità, e il coronamento del rinnovamento democratico del nostro Paese. Il mio auspicio è che, nell’anno che sta per cominciare, si faccia tutti insieme, con l’aiuto di Dio, un altro passo perché la Repubblica sia sempre di più, con una maggior ricchezza di libertà, di giustizia e di eguaglianza, la casa comune di ogni italiano. Buon anno a tutti voi! Grazie!
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