DFA_1960
Messaggi di Fine AnnoMessaggio di fine anno
Contenuto
Italiani,
Quella che, nei rapporti internazionali, appariva una congiuntura favorevole, mi indusse l’anno scorso, in questo stesso giorno, a formulare previsioni, sia pur caute, di un avvenire di distensione e di concordia.
Invece, mentre già si intravedeva la possibilità di concrete intese tra le nazioni per avviare a soluzione le più pericolose controversie, ogni prospettiva è stata nuovamente avvolta da un’atmosfera di ostilità e di sospetto.
Tuttavia, io voglio ancora credere nella saggezza degli uomini che reggono i destini dei popoli, e nella sincerità di quanti affermano di aspirare alle. pace, affinché possa e debba trovarsi la via che conduca ad una pacifica, coesistenza, senza la quale rimarrebbe perennemente in pericolo la nostra civiltà.
Da parte sua, l’Italia continua una politica atta a favorire ogni iniziativa che tenda a creare le condizioni di una durevole :pace; condizioni cioè di sicurezza e di collaborazione nel reciproco rispetto dell’indipendenza e delle civili libertà.
Perciò noi abbiamo colto volentieri le occasioni di incontrarci, come è avvenuto frequentemente durante l’anno che sta per conchiudersi, con capi e governanti di altri paesi, nella persuasione che questi incontri possono validamente concorrere, attraverso i contatti diretti e personali, a stabilire fecondi rapporti di comprensione e di fiducia.
Ho parlato di collaborazione, come strumento della pace: e vorrei porre su di essa l’accento perché mi par certo che in questa parola si esprima la esigenza più attuale e determinante per realizzare una convivenza civile ed umana, sia tra gli uomini di una stessa patria, sia tra i popoli nel più vasto spazio del mondo.
I paesi di liberi ordinamenti democratici, che in virtù del loro spirito di iniziativa, della loro capacità di lavoro, della loro genialità scientifica e tecnica, hanno raggiunto un alto grado di progresso e di benessere, debbono considerare un dovere ed insieme un interesse indilazionabile l’adeguarsi a tale esigenza così nei rapporti interni fra i loro gruppi sociali, come nelle relazioni con le nazioni di recente costituitesi in stati indipendenti.
La prosperità conquistata colla collaborazione di tutti deve essere ripartita equamente fra tutti, come è norma di ogni costituzione che tenda a formare istituti e costume di effettiva democrazia: tra le altre, della nostra, che esplicitamente la sancisce nel suo articolo 3. E deve essere insieme utilizzata per una razionale generosa assistenza alle nazioni meno progredite al fine di metterle in grado di ridurre tempestivamente le enormi differenze del loro livello di vita.
È questo il problema centrale della nostra epoca; problema che condiziona l’avviamento ad una ordinata. e pacifica convivenza internazionale, ed insieme il successo del mondo libero nella grande competizione che mette a raffronto la capacità di due sistemi per liberare dall’inferiorità e dalla miseria i popoli ed i ceti sociali più diseredati.
Ed è il problema che io ebbi a prospettare (mi sia perdonata l’autocitazione) per l’un aspetto nel primo messaggio al parlamento italiano e per l’altro in pieno accordo col governo di allora, nel discorso al congresso degli Stati Uniti.
Io voglio richiamarmi oggi soprattutto a questo secondo aspetto, all’inizio di un anno che potrebbe registrare vicende forse decisive per l’avvenire dei nostri figli.
Se non si comprendesse l’estrema urgenza di un intervento coordinato e solidale a favore dei paesi sottosviluppati, è facile prevedere che il loro altissimo tasso di incremento demografico da una parte e la persistenza di un bassissimo reddito pro-capite dall’altra, creerebbero una crescente sperequazione fra popoli ricchi e poveri nel mondo e una “lotta di classe” internazionale che aprirebbe prospettive assai tristi per la pace e per la libertà.
Metadati
-
Data:
1960-12-31 00:00:00 -
Presidente:
Gronchi -
Luogo:
Palazzo del Quirinale -
Categoria:
Messaggi di Fine Anno -
Tipo:
Messaggio di fine anno